L'artigiano

Valentino Piccioni al lavoro Mi chiamo Valentino Piccioni e sono nato a Rimini nel 1973, da sempre vivo a San Rocco piccolo borgo nel comune di Saludecio sulle colline Malatestiane, ai confini con il Montefeltro, a pochi minuti da Cattolica.
La scelta di questo lavoro è la naturale evoluzione di una passione innata per il disegno, la pittura ad olio, le materie plastiche ed il legno.....ho iniziato infatti da bambino come autodidatta.

Dopo la qualifica presso la scuola professionale di ceramica a Rimini, muovo i primi passi nell'ottocentesca e storica bottega dei vasai di Montefiore C.(RN), dove rimango per diversi anni al fianco del Maestro Cav. Ugo Franchetti; seguo poi uno stage formativo dal ceramista Prof. Franco Bucci nell'atelier di Pesaro; frequento artisti noti del circondario di Rimini.

Quello con il Maestro Franchetti è stato un'incontro devo dire casuale: mi sono ritrovato da subito a testa bassa sul tornio a provare e riprovare con l'argilla umida tra le mani...per giorni e giorni non riuscivo a venirne a capo,ma l'argilla mi dava una bella sensazione e man mano prendevo confidenza.
Passati diversi mesi ho capito che non potevo rinunciare a quella ruota che girava e alla terra che prendeva forma sotto le mie mani, all'inizio un po' grossolana poi sempre più aggraziata . In bottega si stava bene,era spesso frequentata da artisti locali e non,il clima era familiare e col tempo io e Ugo siamo diventati molto affiatati.
Dopo un anno iniziavo già a creare oggetti armoniosi ed abbastanza alti , ma lo smalto non si toccava,quello era "compito del Maestro", fase delicata che avrebbe determinato la riuscita dell'oggetto.

Intanto, la ruota girava e con lei i pensieri, le nuove idee e le emozioni....e il punteruolo scavava tra l'ingobbio e l'argilla cruda del vaso, a incidere foglie, tralci d'uva e galletti. Poi giù nel seminterrato buio della bottega, tra pareti annerite dal fumo,si accedeva alla vecchia fornace per darle vita con il legno di quercia secco, per l'intera giornata.
Volti a fine cottura il Maestro diceva:
"L'an mi cùnvinc', ancora cinqu minud!" (.."Non mi convince, ancora cinque minuti!"),
lo faceva sempre, era una specie di rituale...me lo ricordo ancora...in piedi sul quinto o il sesto gradino della scaletta appoggiata, a guardare l'ultima spia in alto del forno, stremato dalla fatica.
In ultimo dalla camera di combustione con la solita lunga pala, si raccoglieva la brace ancora ardente, così durante la notte la temparatura piano piano si abbassava.
Da quel momento un silenzio cupo avvolgeva la bottaga, come se si addormentasse. Il giorno successivo si demoliva la parete del forno...eh si!....ogni volta si costruiva e poi si demoliva la porta fatta con mattoni e malta refrattaria.
La magia si avverava intravedendo, nel caldo inebriante della cottura, i pezzi lucidi per lo smalto vetrificato....per noi il momento più bello....quello era il risultato di un mese di lavoro.

Nel 2005, dove vivo, apro "Il Portico del Vasaio" la mia bottega-laboratorio.
In questi anni ho sviluppato un personale percorso artistico.
Ho dato luogo ad una evoluzione nel mio modo di fare ceramica adattando lo stile a le tecniche della tradizione ad un'immagine moderna, venendo incontro così alle esigenze architettoniche degli stili d'interno attuali, ma pur sempre con il sapore legato alle radici, anche nelle cromie.
Mi sento quindi di dare una maggiore libertà di esecuzione alle forme plastiche,che siano vasi di carattere zoomorfo o antropomorfo, lampade, lavabi, tavoli, insomma le arti applicate in generale.

Non ultimi i colori, in realtà pressoché fondamentali: la scelta è frutto di un'accurata riflessione, a volte mi capita di lasciare i pezzi per giorni prima di decidere la tonalità. Nel mio lavoro la scelta della cromia giusta determina la riuscita dell'oggetto:in base all'aspetto, la forma e la luce del pezzo può conferirgli maggiore bellezza, o al contrario può penalizzarlo.
Preparo le ricette degli smalti in laboratorio ed è un lavoro di sperimentazione continuo e senza fine.
Catturo i colori osservando semplicemente la natura che mi circonda cercando di non perdere quella che è l'impronta della tradizione.
Utilizzo ossidi metallici come il ferro, il rame, il manganese, il cobalto ecc., che il fuoco trasforma nell'ocra, nel verde, nel marrone, nel blu ecc.; spaziando infine nelle svariate tonalità attraverso il bianco ed il nero.
Interessante è anche il loro aspetto scentifico:come dimostrò Isaac Newton, nel 1672, la luce che noi vediamo bianca è in realtà la somma di tutti i colori, mentre l'ombra, ovvero il nero, è conseguenza della loro assenza.
Realizzo ogni oggetto senza l'ausilio di stampi, quindi nessun pezzo è uguale ad un'altro e può in definitiva dirsi unico.

Nonostante la continua evoluzione delle tecniche, degli ausili, dei mutamenti delle materie prime ecc., questo lavoro rimane e rimarrà frutto di sperimentazioni e, perchè no, di un'ottima manualità, ma soprattutto di un'inesauribile estro e intuizione.

Qualcuno ha detto, visitando la mia bottega:
"A volte, guardando alcuni oggetti, è difficile stabilire i confini esatti fra arte ed artigianato".

Valentino Piccioni

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